La pancia cresce e con lei, parallelamente, aumenta la consapevolezza ed il senso di responsabilità della futura mamma. Ora sta frequentando un corso di preparazione pre-parto e si confronta con le altre donne; come c'era da aspettarsi lei é la più giovane ma non credo sia la più sprovveduta. Dai suoi racconti emergono ritratti di donne ansiose, che preparano corredi non per un neonato ma per un intero reaparto maternità. Acquisti compulsivi di tutine, cappottini. Donne in preda ad una furia igienista che detergono, disinfettano, sterilizzano quanto potrà venire a contatto, anche solamente visivo, con il bambino...
D'altro canto, Emily, sta pensando di partorire in casa. Come donna appoggio la sua scelta. Il parto viene espropriato nella stragrande maggioranza dei casi, dalla struttura ospedaliera, alle donne. In Italia si registra la più alta percentuale di parti cesarei che avvengono nei paesi europei. Un eccesso di medicalizzazione fa sì che si provochi quello che la natura farebbe da sè: contrazioni accellerate con flebo, episiotomia come pratica corrente. La fase del travaglio vissuto spesso senza la possibilità di avere nessuno accanto, in ambienti ostili e simili alle sale operatorie. La stessa posizione del parto, dell'espulsione, è contro natura: sdraiate supine, le gambe imbragate. Tutt'oggi si partorisce così, in nome della sicurezza e della programmazione del parto ai fini dell'organizzazione del reparto ma non in nome della donna protagonista dell'evento più importante della sua vita. Il parto in casa, d'altro canto, permette di rispettare quanto il corpo decide. La tranquillità della donna, circondata dai suoi cari, con la possibilità di muoversi e decidere quale posizione scegliere, viene privilegiata. Esistono associazioni di ostetriche che seguono il parto domiciliare e a queste si rivolgerà la ragazza.
Come madre e futura nonna non nascondo che mi farebbe stare maggiormente tranquilla se la nascita avvenisse in ospedale.
Seguiranno sviluppi.
D'altro canto, Emily, sta pensando di partorire in casa. Come donna appoggio la sua scelta. Il parto viene espropriato nella stragrande maggioranza dei casi, dalla struttura ospedaliera, alle donne. In Italia si registra la più alta percentuale di parti cesarei che avvengono nei paesi europei. Un eccesso di medicalizzazione fa sì che si provochi quello che la natura farebbe da sè: contrazioni accellerate con flebo, episiotomia come pratica corrente. La fase del travaglio vissuto spesso senza la possibilità di avere nessuno accanto, in ambienti ostili e simili alle sale operatorie. La stessa posizione del parto, dell'espulsione, è contro natura: sdraiate supine, le gambe imbragate. Tutt'oggi si partorisce così, in nome della sicurezza e della programmazione del parto ai fini dell'organizzazione del reparto ma non in nome della donna protagonista dell'evento più importante della sua vita. Il parto in casa, d'altro canto, permette di rispettare quanto il corpo decide. La tranquillità della donna, circondata dai suoi cari, con la possibilità di muoversi e decidere quale posizione scegliere, viene privilegiata. Esistono associazioni di ostetriche che seguono il parto domiciliare e a queste si rivolgerà la ragazza.
Come madre e futura nonna non nascondo che mi farebbe stare maggiormente tranquilla se la nascita avvenisse in ospedale.

lilla @ 20:23 | commenti (1)(popup) | commenti (1)




